| | Trattato di Lisbona, no irlandese e sinistra italiana | |
| | | Autore | Messaggio |
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kamo
Registrato il : 10/05/07 Messaggi : 49
| Oggetto: Trattato di Lisbona, no irlandese e sinistra italiana Dom Giu 22 2008, 01:11 | |
| Ho visto che sulla prima pagina del sito avete salutato positivamente il "no" irlandese al Trattato di Lisbona. Avete scritto: "Un testo costituzionale che conferisce i massimi poteri alle strutture centralizzate della UE, non elette su base popolare ma con poteri sempre più invasivi sulle sovranità nazionali, e che prevede, tra l'altro, lo smantellamento delle conquiste sociali ottenute dai lavoratori nelle proprie nazioni". Il Sinn Féin, per quanto ho sentito e letto, è stato veramente decisivo nella vittoria del "no" e, come scrivete, è riuscito a coagulare agricoltori, operai, ceti popolari e direi anche strati significativi di ceto medio. Certo, si tratta di argomentazioni forti quelle che ha sostenuto il Sinn Féin e che riportate: no all'"impero europeo" sull’Irlanda, no alla centralizzazione del potere nella Commissione Europea, no alla perdita di voce dei cittadini e financo degli stessi parlamenti e costituzioni 'nazionali', no alla militarizzazione dell’Unione, no all'incremento delle spese militari per la "guerra infinita" di Washington e no alla NATO, no agli OGM ed al peggioramento dello Stato sociale, per un "sì" alla neutralità irlandese e all'affermazione dei diritti sociali e nazionali d'Irlanda.
Ora mi chiedo: ma se è come dice il Sinn Féin e come ho avuto modo di leggere altrove dai vostri scritti, perché a sinistra non ci si batte contro questo Trattato, che è la riedizione della Costituzione europea, e si lascia la protesta in mano alla Lega? Non c'è il rischio che così si fraintenda la pericolosità di questo Trattato? Il fatto che la Lega plauda al "no" irlandese potrebbe far pensare a sinistra, tra la gente che si riconosce a sinistra, che il Trattato sia alla fin fine un bene? Non trovate?
Un'altra domanda che non c'entra niente con quanto vi ho già chiesto: quando esce il nuovo numero?
Con stima |
|  | | alekos18
Registrato il : 04/04/07 Messaggi : 98
| Oggetto: Re: Trattato di Lisbona, no irlandese e sinistra italiana Mar Giu 24 2008, 05:02 | |
| Il fatto che la Lega abbia espresso soddisfazione per il "no" irlandese al Trattato e sia arrivata a proporre uno strumento democratico di base, quello del referendum, salvo poi ritrattare tutto e mettersi in riga per ragioni governiste (da destra e da sinistra, quando si va al governo, è non casualmente tutta una melassa... sarebbe necessario interrogarsi a fondo su questa questione molto significativa...), lo vedo come indice del problema -grave- relativo al deserto politico e culturale in cui versa l'opposizione -che si vorrebbe "radicale"- al sistema di potere dominante. In altri termini, è grave che sia solo la Lega a dire, pur molto superficialmente, confusamente e contraddittoriamente (stante la sua natura ed indirizzo politico), certe cose. Le critiche timide e molto più sotto tono rivolte al Trattato da PRC e PdCI la dicono lunga sul vuoto strategico e l'inevitabile stato comatoso che le ultime elezioni hanno per loro bene evidenziato. La Lega esprime contraddizioni in seno al Capitale, veicolando (anche contraddittoriamente) interessi localistici che confliggono con altri interessi capitalistici di ben più ampia portata. Le critiche dello Sinn Féin, che richiami, esprimono già una qualità sociale molto diversa e molto indicativa. Motivazioni che (aggiungendo altro ancora...) potrebbero peraltro essere espresse e fatte proprie anche in altri -(tutti i)- luoghi d'Europa, stante la natura anti-nazionale, anti-sociale, anti-popolare dello scenario che prefigura il Trattato. Che, non dimentichiamolo, è solo un tassello, come lo è l'euro, della stessa complessiva Unione Europea e della sua ragion d'essere. E' tutto un sistema che si tiene e si manifesta sempre più pervasivamente a tutti i livelli. Chi è abituato a non ragionare sulle questioni e a prendere posizione in base a come si posiziona "il nemico" è certo possibile che possa sbrigativamente liquidare certe questioni.
Ritengo però che siano più profonde le cause del perché la sinistra sia sostanzialmente condiscendente con l'impianto di capitalismo (selvaggio) drenato dall'Unione Europea. Bisognerebbe interrogare forse quell'acritico progressismo che ha radici culturali e filosofiche antiche e probabilmente fare i conti anche con la smania di protagonismo dei suoi ceti politici. Chi ha l'ossessione di voler governare a tutti i costi i fenomeni e pensa che, per incidere, sia necessario stare comunque "dentro", punterà inevitabilmente all'esigenza di farsi accettare in quello che presuntivamente è il massimo organo, cioè il governo (un buon approccio nazionalitario sarebbe decisivo per comprendere l'illusorietà, in queste condizioni di dipendenza, dell'autonomia e sovranità di governo e interrogarsi su come regolarsi di conseguenza). Per essere dentro a tutti i costi, tutto diventa secondario. L'interrogarsi sui propri connotati politico/culturali, sulla propria identità, diventa un eserciziario affabulatorio alla lunga stucchevole, buono solo per qualche rilancio elettorale d'immagine. Senza avere un proprio impianto culturale e politico strategico, si finisce inevitabilmente con il diventare ceto amministrativo, gestionale, quindi con l'adeguarsi, per essere riconosciuto affidabile. Lo spalmarsi, con modalità e fisionomie cinicamente gradite e convenienti alla stabilità di scorrimento strutturale del sistema di dominio capitalistico e imperialistico, è un effetto del nichilismo politico e culturale. Che, a mio modo di vedere, non alligna solo nei quartier generali, ma è diffuso anche nella truppa. Un veleno in scorrimento carsico nelle stesse arterie del generico e cosiddetto popolo di sinistra con il quale ogni prospettiva anti-capitalista e quindi anche anti-imperialista dovrà fare i conti.
Praticamente, in Italia, sull'affaire Europa è tutto un allinearsi, proni, con una subalternità ideologica anche quando la si critica (un'altra Europa è possibile...). Lo stesso linguaggio massmediatico impone l'Europa: chi è contro, è bollato come "euroscettico", cioè privato della visibilità di una propria idea progettualmente altra. L'euroscettico è di per sé alfiere di un "no" senza prospettiva, senza futuro. E' linguisticamente un sorpassato, un obsoleto musone, vecchio nell'anima, rigido nel cervello. Che fare? Ritengo che un lavoro da cui non si può prescindere sia innanzitutto informativo. Un contributo nella direzione di una presa di coscienza, nel nostro piccolo, passa anche per notiziari come quello, che curiamo, sulle "ragioni dell'in/dipendenza". E' impressionante, Kamo, ma il silenzio, la rimozione, su quel che l'Europa fa e a quali fini, con buona pace di tanto verboso sciacquio europeista, sono pressoché totali. Al riguardo, c'è scientemente tanta mitologia propalata a piene mani, (quasi) zero informazione sulle cose che contano. Poi, certo, è importante costruire progettualità, avere in testa una prospettiva. In tal senso c'è il grosso lavoro di ricerca e di elaborazione svolto sulla rivista cartacea. Le relazioni da costruire inter-nazionalmente, infatti, lo devono essere a partire dal rispetto reciproco delle sovranità e avendo di vista scenari di società liberate. Con il nuovo numero contiamo di uscire per luglio. Si parlerà ancora di queste questioni (Trattato di Lisbona, euro, eccetera). A presto |
|  | | Razumichin
Registrato il : 05/05/07 Messaggi : 15
| Oggetto: Trattato di Lisbona Dom Lug 06 2008, 10:10 | |
| Ciao a tutti,
Vi sottopongo questo video sul Trattato di Lisbona. A parte aspetti criticabili presenti per me nel video, quali la richiesta di un'altra Europa, l'accenno su Bildeberg e Commissione Trilaterale (lasciando intendere senza alcuna spiegazione che queste istituzioni influenzino la Commissione Europea), un rilievo a mio avviso fuorviante ai casi di Danimarca e Gran Bretagna, omissioni sui legami ed interessi transatlantici (leggi, ovviamente: Stati Uniti), il video mi sembra interessante perché ripropone il problema, che mi sembra decisivo, della necessità di difendere e riaffermare le sovranità nazionali, in vista di una riscrittura degli assetti sociali e delle relazioni tra le nazioni, per una prospettiva anti-capitalista ed anti-imperialista. http://www.youtube.com/watch?v=hY4bWFlPqts&eurl=http://www.politicaonline.net/forum/showthread.php?t=446042 |
|  | | sankara
Registrato il : 14/04/07 Messaggi : 57
| Oggetto: Re: Trattato di Lisbona, no irlandese e sinistra italiana Ven Lug 11 2008, 13:31 | |
| Ritengo altamente significative le dichiarazioni sul Trattato di Lisbona (riportate dal The Telegraph, 26 giugno) di Valéry Giscard d’Estaing, l’ex presidente di quella Convenzione Europea che avrebbe redatto (il condizionale è d'obbligo, viste le clamorose affermazioni rilasciate all'epoca da uno dei principali componenti, Gisela Stuart) la Costituzione della UE respinta dal voto popolare di Francia ed Olanda nel 2005 ma riproposta con il Trattato di Lisbona.
Per il francese, i referendum popolari sul Trattato Europeo «possono essere ignorati», aggiungendo che la bocciatura del referendum da parte dell’Irlanda non fermerà il Trattato, nonostante il requisito legale dell’unanimità da parte di tutti e 27 gli Stati membri della UE. «Stiamo operando verso l’introduzione del voto a maggioranza perché finché esiste l’unanimità, non combineremo niente» ha detto. «È impossibile operare ad unanimità con 27 membri. Questa volta è stata l’Irlanda, la prossima sarà qualche altro (Paese, ndr). L’Irlanda è l’1% della UE». Sì, è vero, però si tace la realtà che solo a quell’1% è stato permesso di esprimersi sul Trattato e lo ha respinto. Se fossero indetti referendum in ognuno dei 27 Stati membri e si informassero i cittadini dei reali contenuti del Trattato, esiti analoghi si avrebbero anche altrove…
Proprio sul contenuto del Trattato Europeo Giscard d’Estaing pronuncia dichiarazioni a dir poco clamorose. Egli ammette che, a differenza del suo Trattato sulla Costituzione originale, il Trattato di Lisbona è stato confezionato ad arte per confondere il pubblico. «Quel che abbiamo fatto con il Trattato [di Lisbona] è stato di mescolare tutto, deliberatamente. Se ad esempio diamo uno sguardo ai passaggi sulle istituzioni, [notiamo che] si trovano in sezioni diverse, in pagine differenti», ha affermato. «Chi volesse provare a comprendere come funzionano le cose, potrebbe farlo con il testo della Costituzione, ma non con questo». Parole che non richiedono ulteriori commenti. D'altronde, sia l'attuale primo ministro irlandese che il Commissario Europeo McCreevy, tra i principali sostenitori del SI al trattato, avevano ammesso di non aver letto il Trattato. «Nessuna persona sana o decente leggerebbe il Trattato Europeo dalla prima all’ultima pagina», aveva detto il Commissario UE McCreevy il 23 maggio a Dublino. C'è veramente da stupirsi che il NO vinca? |
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