| | Liberazione nazionale e lotte di classe | |
| | | Autore | Messaggio |
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alekos18
Registrato il : 04/04/07 Messaggi : 98
| Oggetto: Re: Liberazione nazionale e lotte di classe Gio Nov 15 2007, 00:54 | |
| | Rodolfo Loffredo ha scritto: | | Ok, nice, my friend Alekos 18! Non so dissentire. /Un particolare. Non ho difficoltà ad individuare il mio nemico, ed a chiamarlo nemico. Guarda caso "nemico di classe", se sei d'accordo. |
Mmmmhhh, ti dirò... "nemico di classe". Me lo chiedi e ti rispondo. Non mi entuasiasma l'espressione. Mo' non surriscaldare la tastiera digitando "pugno chiuso in alto" e apostrofandomi come revisionista, traditore, di non saprei bene cosa. Vedi, "nemico di classe" mi ricorda i cattivi ed i buoni della lavagna alla scuola elementare (sai, riga verticale al centro, a destra gli uni e a sinistra gli altri... poteva mutare l'ordine, il risultato u-morale non cambiava). Tradotto in certi linguaggi: "borghesia / classe operaia", da taluni reimpostata -a voler parlare al popolo non per frasi astratte e (s)fatte- nella dicotomia "borghesia / proletariato". Quest'ultima meglio dell'altra, ma solo di una spanna. Non ti nascondo che probabilmente in certe realtà, latinoamericane per esempio, certe righe si tracciano ancora facilmente (anche lì presterei attenzione, comunque). Ma nei paesi a capitalismo avanzato, per dirla con espressione felicemente descrittiva, se proprio vogliamo la lavagna e sentiamo nostalgia delle righe verticali/divisorie/distintive/contrappositive, bisogna scrivere diversamente. Tengo a precisare: secondo me (lo stacco dal resto, questo "secondo me", per invitarti/vi davvero a un "secondo te/voi").
Esempio: gli avvocati, gli insegnanti, i commercialisti, i panettieri, i "lavoratori autonomi", ecc. ecc., sono "borghesia" o "proletariato"? Chi ha partita IVA è "borghesia" o "proletariato"? Gli operai sono "borghesia" o "proletariato"? Sì, d'accordo, ci sono operai e operai, avvocati e avvocati, e via sciorinando. Ma la loro "funzione sociale" qual è? E' individuale o è collettiva come parte di una categoria e/o di una classe? Quali rapporti sociali attivano non astrattamente, ma nel sistema capitalistico ad esempio di questo paese? Il loro "essere sociale" cosa concreta, dove va, cosa prefigura? In certe situazioni sento come te: anch'io "non ho difficoltà ad individuare il mio nemico, ed a chiamarlo nemico". In certe situazioni, bada. Ma se mi dici "nemico di classe" (ed esiste, eccome, un problema di lotta di classi -non solo o forse non più le canoniche due: "borghesia" / "proletariato") io resto basito. La "classe" qual è, dov'è? Quella idealizzata in certi libri? E poi: "nemico" di chi? C'è della "classe operaia" nelle retrovie (e anche nei fronti) delle guerre imperialiste, sì o no? Quanto "lavoro operaio" c'è nelle bombe imperialiste sganciate dagli aerei o vomitate dalle artiglierie sui villaggi afghani o sulle resistenze armate di popoli e di nazioni insorgenti contro l'oppressione? Qual è il mio "nemico"? In certe situazioni lo vedo, e lo vedo bene, ma se mi parli "di classe" certe volte vedo nitido, ma non di rado mi s'annebbia la vista. O forse annebbiato è l'oggetto della mia vista. La questione degli OGM (organismi geneticamente modificati), nei campi e non, ha un "nemico di classe"? Chi è? Quando l'Organizzazione Mondiale del Commercio illo tempore pone il nodo delle riforme nei sistemi scolastici dei paesi a capitalismo avanzato, cioè mette le mani, per interposta servitù locale (statuale), sulle e poi anche nelle stesse discipline d'insegnamento, chi è il "nemico di classe"? L'ambiente è un Bene Comune, collettivo, si sente dire. Bene. Quante storie di lotte anche -e talvolta soprattutto- tra chi difendeva il posto di lavoro e chi (sbrigativamente liquidato come ambientalista) ti diceva che facevi un lavoro di merda, inquinante, socialmente e collettivamente nocivo (le lotte contro le centrali nucleari sono a mo' di ricordo). Lotte di classi nel Capitale, direbbe qualcuno. Forse non è tutto, altro va detto. Ma è un inizio. La classe non è acqua, dicono, ma socialmente, capitalisticamente, in (gran?) parte fa acqua. Esistono, esisteranno sempre le classi, anche nelle religiosissime "società senza classi", terrificantemente "comunitarie". Restringere la forbice, di molto, di tanto, si deve e si può. C'è il tema della libertà / liberazione dentro tutto questo, ma si tratta di materiale per un prossimo sfornato. Adesso...
Adesso... Il punto resta. Arguisci oltre la sintesi estrema? Noi ce la vogliamo giocare così. Prima l'oggettivo e poi il soggettivo. Per dirla ancora meglio, è l'oggettivo che delinea il soggettivo, e traccia linee (dritte per un po', poi incurvate, poi con rientranze, e poi bla bla bla). Un tempo si spaccava il capello con il "soggetto di classe". Non eri credibile se non declinavi e coniugavi in tal senso. E si procedeva a fisarmonica: chi allargava e chi stringeva il "soggetto di classe". I contadini "no" perché puzzano o "sì"? I professori? "Ni", perché sono piccolo-borghesi. E per i creativi della rete o gli attivi nei servizi, che facciamo? Bada, nessun disprezzo e nessuna magnificazione per nessuno. Allo stesso tempo, nessuna idea astorica dell'uomo come "ente naturale generico" e tanto meno nessuna celebrazione dell'astratta e ancor più generica "comunità umana mondiale" (Gemeinwesen). Importa moltissimo l'uomo immerso nei rapporti sociali. Ma proviamo a rovesciare l'ordine dei fattori, a tracciare gli assi di una lotta di liberazione. Cominciamo a porre innanzitutto nodi, a maglia anche larga, come sovranità, indipendenza, autodeterminazione; ergo interessi nazionali e non settorial/privatistici. Cominciamo a leggere i conflitti di classe, e le problematiche ambientali, e le stesse battaglie civili, come aspetti di un più complessivo e necessario cammino di liberazione nazionale. Facciamo entrare queste cose in termini di sovranità e di indipendenza. Per i puritani "della classe", non andrà bene, ma è la strada perché ognuno (soggetto individuale e/o di classe) si posizioni per "interessi di classe" contro il Capitale e l'imperialismo. Altrimenti sarà ancora un susseguirsi di lotte di classe dentro il Capitale, comprensibili, certo, per migliorare le proprie condizioni di reddito, per star meglio dentro le relazioni di produzione e di consumo del sistema dominante, ma sempre dentro e fondamentalmente ingiuste. La lotta delle (soggettività delle) classi al Capitale acquisiscono direzione di senso solo in una riscrittura complessiva degli assetti di società, ergo, come piace dire a noi, liberazione nazionale come snodo per la liberazione sociale (ambientale, animale, di genere, ecc.). |
|  | | sankara
Registrato il : 14/04/07 Messaggi : 57
| Oggetto: Re: Liberazione nazionale e lotte di classe Gio Nov 15 2007, 01:18 | |
| | In effetti l'approccio nazionalitario può diventare un ottimo terreno di verifica di una consequenzialità effettiva della "lotta di classe". Queste potrebbero avere un peso ben diverso dalla sola, anche se comprensibile e legittima, rivendicazione salariale. In effetti è un tema, quello del rapporto tra lotte di liberazione e lotte di classe, che meriterebbe ulteriori contributi di riflessione. |
|  | | IndividuoLiberato
Registrato il : 10/10/07 Messaggi : 25
| Oggetto: Lotta di classe/nazionalitaria? Gio Nov 15 2007, 17:01 | |
| Pensiamo al caso dell'ETA e di Batasuna...è una lotta nazionalitaria? E' una lotta di classe? |
|  | | alekos18
Registrato il : 04/04/07 Messaggi : 98
| Oggetto: Re: Liberazione nazionale e lotte di classe Gio Nov 15 2007, 23:40 | |
| | IndividuoLiberato ha scritto: | Pensiamo al caso dell'ETA e di Batasuna...è una lotta nazionalitaria? E' una lotta di classe? |
Quella basca è una lotta di liberazione nazionale che incorpora e veicola istanze radicali di classe, di liberazione sociale. Pensiamo alle rivendicazioni congiunturali, di fase e strategiche del sindacato patriottico (Langile Abertzaleen Batzordeak, LAB, Commissioni dei Patrioti Operai) che riunisce e raccorda una pluralità di organismi categoriali. Nel mondo del lavoro basco, LAB conta tantissimo, anche per i consensi che ha sia nelle medio-grandi, sia nelle piccole imprese. Pensiamo alle lotte ambientaliste (i No Tav baschi, ad esempio, sono molto agguerriti e non sono i soli. Mitiche le lotte antinucleariste basche), a quelle animaliste, culturali, sociali, di genere. Basta già solo girare sulla rete per rendersene conto sulla base, tanto per cominciare appunto, di una valanga di documenti.
Una lotta di liberazione nazionale senza istanze sociali radicali, indifferente cioè ad istanze che vanno alla radice dei problemi e puntano a risolverli, a dare risposte avanzate di giustizia sociale, finisce con l'essere solo una lotta per l'affermazione di classe di una componente (dominante in quella data società) che mira a sfruttare a proprio vantaggio una contraddizione conflittuale evidentemente reale, esistente, e ad accrescere, allargare, i propri interessi/privilegi. Rivendicare piena e completa indipendenza nazionale non è cosa che si esaurisca negli aspetti formali delle istituzioni politiche, ma deve incidere su piani sostanziali: dai rapporti sociali e dal modo di produzione, al tipo di società che si prefigura, alla stessa natura dei rapporti inter-nazionali che si intendono instaurare. Ogni prospettiva 'nazionale', di liberazione, può infatti risultare parzialmente efficace se non ha incisività su uno dei versanti strutturali del capitalismo, quello dello sfruttamento di classe. Ogni liberazione nazionale degna di questo nome è tale solo come conditio sine qua non del rivoluzionamento possibile dei rapporti sociali e del modo di produzione. In estrema sintesi, e a ben leggere le "lezioni" della Storia, nessuna rivoluzione sociale sarà mai possibile senza libertà nazionale. Quando, Individuoliberato, scrivi "Pensiamo al caso dell'ETA e di Batasuna...è una lotta nazionalitaria? E' una lotta di classe?", ti rispondo quindi che quello basco è uno dei riferimenti nazionalitari che abbiamo tra altri (analoghi nel mondo, pur nelle loro specifiche diversità) proprio perché è la concretazione non di un'alterità, ma dell'incontro. Dall'incontro delle due diverse prospettive (l'indipendenza, l'autodeterminazione e la sovranità nazionale con quella dell'emancipazione e del rivoluzionamento sociale dei rapporti e del modo di produzione capitalistico) può scaturire il massimo dell’efficienza politica per la lotta al sistema capitalistico e alla sua trascrescenza colonialista ed imperialista. Un incontro, un’alleanza, che peraltro è quanto mai attuale e naturale, non ti pare?
Chiudo queste righe di riflessione con un ultimo punto che è a mio avviso decisivo acquisire: la riconquista dell'indipendenza e della sovranità nazionali (come unico modo -e unico senso- possibile per giungere concretamente alla riconquista di una "possibilità di socialismo") è un qualcosa che coinvolge anche paesi come l'Italia, che formalmente si ritiene sia un paese "indipendente" e "sovrano". Qui chiudo, provvisoriamente. Il discorso in realtà continua. |
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