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Se fosse Oaxaca a esportare la democrazia

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AutoreMessaggio
Annalisa




Registrato il : 19/05/07
Messaggi : 12

MessaggioOggetto: Se fosse Oaxaca a esportare la democrazia   Dom Mag 27 2007, 23:44

Se fosse Oaxaca a esportare la democrazia…
Documentario di Allieta Melchioni e Massimo Tabai:

La breve vita della comune di Oaxaca, messa a ferro e fuoco dalla
polizia militarizzata in difesa di un governatore tirannico.
La speranza di cambiamento che non si spegne in una realtà locale che
è specchio della situazione geo-politica ed economica in larga scala.
Uno sguardo sulle Resistenze altrui poco dopo la commemorazione del 25
aprile.

a seguire:
incontro dibattito con una delegazione APPO, movimento cuore della protesta.

Queste le date:
BOLOGNA - 7 giugno
XM24
info: docfusaro@yahoo.it

MODENA - 8 giugno
USI
info: lattepiu5@yahoo.it

REGGIO EMILIA - 10 giugno
Gabella
ore 21
info: eodain@libero.it

MANTOVA - 15 giugno
Assessorato alla cultura
ore 21,30
info: massimotabai@tele2.it

per scaricare il volantino su http://www.annalisamelandri.it/dblog/articolo.asp?articolo=236
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sankara




Registrato il : 14/04/07
Messaggi : 70

MessaggioOggetto: Re: Se fosse Oaxaca a esportare la democrazia   Ven Giu 01 2007, 00:20

Interessanti queste iniziative. Pensi di andarci? Saresti in grado di fare un breve resoconto? Sai qualcosa sulla situazione attuale in Oaxaca?
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Razumichin




Registrato il : 05/05/07
Messaggi : 15

MessaggioOggetto: Oaxaca e democrazia   Sab Giu 02 2007, 19:56

L'idea di democrazia è senz'altro centrale nell'elaborazione di un progetto nazionalitario. Certo la democrazia rappresentativa mostra dei limiti evidenti giacché, in parte, risente delle capacità economiche che partiti e candidati riescono a dispiegare per acquisire consenso tanto che, in alcuni paesi, l'altissima percentuale di astensionismo è un segno chiarissimo di sfiducia verso questa forma di governo. Tuttavia non credo se ne possa prescindere. Prendendo però spunto dall'esperienza del Venezuela di Chavez, si potrebbe però pensare ad inserire dei contrappesi per renderla, laddove è possibile, quanto più 'partecipativa'.

Dato che nelle nazioni popolose la demografia ha il suo peso, e che la rappresentanza resta inevitabile pena lo scadere inconcludente nell'assemblearismo falsamente democraticista, si potrebbe pensare ad un mix di rappresentanza e partecipazione da individuare negli ambiti e nelle modalità. Quindi prevedere delle forme di sempre più consistente limitazione del meccanismo rappresentativo a tutto vantaggio del popolo delegante, quali la revocabilità del mandato, tramite verifica popolare dopo un lasso di tempo (ad esempio a metà mandato), in caso di mancato adempimento degli impegni assunti; precisi vincoli al rappresentante con immediata revoca dell'incarico in caso di palese (da definire) venir meno ai suoi impegni, anche dopo breve tempo dall'assunzione dell'incarico; studiare forme di verifica e avallo popolare delle decisioni assunte (un avallo che riscontri consenso a seconda del livello, del tipo di questione in gioco, della valenza locale o nazionale), eccetera.

A questo proposito chiedo ad Annalisa ed a tutti i partecipanti del forum come pensano debba sostanziarsi la democrazia per rispondere alle esigenze di governo del popolo e difendere gli interessi reali della nazione.
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Annalisa




Registrato il : 19/05/07
Messaggi : 12

MessaggioOggetto: Re: Se fosse Oaxaca a esportare la democrazia   Dom Giu 03 2007, 21:18

Purtroppo non potrò esserci, magari posso chiedere agli organizzatori di inviarci il resoconto.
A febbraio a Roma ho partecipato alla conferenza Governo e Autogoverno organizzata da Carta e dall'Associazione A Sud dove si parlava appunto di democrazia partecipativa in Sud America.
La relazione che ne ho fatto è qui:
http://www.annalisamelandri.it/dblog/articolo.asp?articolo=138

Razumichin solleva un importante questione a mio avviso perchè sembrerebbe più facile attuarla in Sud America che non qui da noi. Probabilmente hanno lì delle urgenze primarie e più impellenti che ormai noi in un benessere più o meno generalizzato non avvertiamo più, hanno delle tradizioni "comunitarie" forse più radicate delle nostre e più sentite, hanno una "burocratizzazione" non ancora così incancrenita come da noi.
Non so se sono questi i reali aspetti, queste sono le mie sensazioni. Oltre al fatto che c'è un movimento culturale e di popolo forse più vivo e dinamico.

In Italia ci sono state esperienze interessanti di organizzazione nella Val di Susa, o nelle proteste contro la privatizzazione dell'acqua a Latina o a Vicenza, si tratta di esperienze isolate ma che comunque forse hanno gettato un seme. La revoca del mandato dopo un lasso di tempo e la verifica popolare mi sembrano buone iniziative, non mi intendo di politica locale in senso stretto ma potrei immaginare categorie di cittadini che partecipassero in sede comunale e provinciale alle riunioni, per esempio insegnanti, genitori, medici condotti in modo da portare nelle sedi adatte le problematiche reali per proporre soluzioni, come maggiore visibilità e potere decisionale ai comitati di quartiere. Cioè partire dalle realtà piccole per poi mano a mano arrivare a quelle più grandi.
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